Stessi occhi, stessi tramonti, stesse tempeste.

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Sei un accordo in Do minore. Un pianoforte su cui poggio piano le dita.
Un pianoforte da cui mi lascio portare, una sera di settembre, mentre il tramonto sta poggiando il suo vestito sul giardino di casa mia.

E io lo so come ti senti. Lo conosco il tuo tipo di viaggio.
Come una barca che esce in mare per raggiungere il sole e si trova a dover sopravvivere ad una tempesta.

Ciò che non sai però è che ho deciso che mi troverai sempre qui, seduto sulle tue mattine fresche, quando avrai bisogno di un bacio, e di sentire che va tutto bene.
Resterò. Contro ogni vento, ogni onda troppo alta. Contro ogni volta che avrai ancora paura.

L’ho deciso toccandoti le mani, che ti ho sentito forte, in mezzo a tutto questo freddo.

Ho immaginato i tuoi occhi, oggi, belli come ogni mattina, e mi sono spaventato al pensiero di non poterli più immaginare mentre mi guardano.

E ti parlavo della mia felicità, di questo apice che c’è adesso, e pensavo che un pò forse me lo sono meritato, dopo tutto.
E ti chiedevo come sarà, ed era una domanda stupida se pensi a come è iniziato tutto questo ballare tra grandi dosi di istinto e piccole porzioni di ragione.

Siamo due dita che si avvicinano piano, con il tempo che fa il suo.
Siamo complicità e disimpegno. Paura e coraggio.

Siamo tutte le volte che siamo caduti, e che ci siamo rimessi in sesto.
Siamo le tue cuffie, i miei maglioni.
Siamo due iniziali con accanto una nuvola, e un cuore spezzato, che significa me e qualche possibilità che torni intero.

 

E allora pensavo,

lasciami stare ancora un pò, per favore.
Possiamo anche restare in silenzio.

Ma lasciami stare,
almeno fino a che il mare sarà calmo.

Andrà tutto bene, vedrai.

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Senza te, sono la metà del nulla.

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Fai attenzione, perchè ho appena deciso che questa potrebbe essere seriamente l’ultima lettera che ti scrivo. E già son partito male. Si lo sò che sembro arrabbiato, però no, non lo sono. Potresti sederti? che magari mi passa un pò d’ansia. Lo so, l’ho fatto di nuovo: Ho promesso e non mantenuto, e tu ti sei stancata. E lo capisco. Oh, fermati, ho l’affanno: aspetta che non riesco a farmi passare l’ansia, fammi respirare. Alzati, che devo sedermi. Ricapitolando. Quello che voglio dirti è che si, hai ragione, e dirti che hai ragione non basta nemmeno più, anzi adesso sembra tremendamente stupido, e tremendamente accomodante e sembra tremendamente un contentino. Ma non posso farci nulla, ci girerei intorno, ma il succo sarebbe sempre che hai ragione. E non dire “lo sò”, che non sai proprio un bel niente. E se lo sai davvero, fai finta di non saperlo e lasciami parlare. Avevo iniziato tutti quei salti, te li ricordi? I muri, le mani, e tutte le altre cose. Poi me li hai spezzati un mezzo pomeriggio di marzo e da lì non ci ho più provato fino al punto che ho totalmente perso le parole e quelle poche che avevo ritrovato non stavano in fila. fatto stà che adesso mi sono esplose tutte insieme, addosso, perchè ti ho cercato ancora. E proprio da qui voglio partire, per dirti che mi sono accorto che di te ho bisogno, ho bisogno di noi, ma senza tutte quelle cose patetiche. Perchè cercavo come un matto di avere di più, ed è equivalso tutto il tempo a soffocarti, e ora che ho allentato lo stringersi del mio stomaco quando ti penso, ho capito, e stavolta sul serio, sono pronto a scommetterci tutto quello che ho. Sò anche che adesso sono poco attendibile, ma comincio ad essere stanco anche io paradossalmente, quindi lo dico ora: Basta teatrini, davvero, promesso. Ho analizzato, e tu, qui, ci sei da quel dì, ci sei rimasta, e grazie a Dio, non riesco a toglierti. Non voglio dire che ho bisogno di te, però.. Si, ho bisogno di te. Ma non giocare a fare la figa di turno ora, che anche tu hai bisogno di me, e lo sappiamo. Da sempre. Allora senti cosa ti propongo. Ridiamo su quello che siamo stati, perchè che se ne dica, abbiamo sofferto da cani entrambi, ed eravamo buffissimi davanti a tutte quelle promesse e quei cornetti. Ci siamo lacerati il cuore perchè non sapevamo stare senza dolore, e ora che abbiamo imparato finiamo per avere delle ricadute tostissime. Io e te siamo uguali, in molte cose. E allora fai un passo indietro adesso. Propongo di accettare tutto quello che è stato, e di mettere un punto da non valicare. Propongo di ricominciare a pensarci, una tregua dei rancori sentimentalisti. Propongo di ritornare a te, che mi dici di te, e che mi vuoi bene, anche se ti ho fatto del male, e di tornare a me che mi farei strappare il cuore per difenderti da tutto questo, mentre ti guardo e penso che noi siamo una delle cose più belle che esistano. Ritrattiamo tutto, che siamo ancora in tempo. Che a noi non ce l’ha spiegato nessuno come sbagliare, e siamo finiti qui, in questo punto dove è seriamente stupido definire quello che c’è. Non è amore, e non è odio. E’ una linea di mezzo, dove riusciamo a ridere, a starci addosso. Non sto tornando per convincere nessuno, questo devi saperlo. Ma adesso sto qui, a scriverti, e a dirti che mi manchi, aldilà dei sentimenti, aldilà di tutte le parole dette. Mi manchi, e non voglio nient’altro che avere te, nella mia vita. Sapere che vorremmo esserci, come è sempre stato. E si, ho un disperato bisogno di crederci. Ho un disperato bisogno di sapere che non sei l’amore, ma che sei un tutto senza nome, e io voglio esserlo per te.

Perchè non l’ho mai detto sul serio come adesso, mi manchi. E io senza te in mezzo alle palle, sono la metà del nulla.