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Quanto è difficile questo camminare? E’ un andare avanti tra sosta e ripartenza continua, è il non aver tempo di pensare alla direzione ma solo al modo per riuscire a fare più passi in fila possibili, senza fermarsi più, per poi venire smentiti poco dopo da un altra fermata brusca, una frenata che ti butta avanti e poi indietro, e poi un grido nuovo che ti intima di camminare ancora. Ho le scarpe rotte, fa freddo, mi viene da vomitare e sono stanco. Mi tengo i lembi delle maniche con i pollici, e però ho deciso che non la darò vinta a niente. Ho le scarpe rotte, fa freddo, mi viene da vomitare e da maledire Dio che mi ha messo in questo cuore dove tirano spifferi ovunque, ora caldo, e poi freddo, poi sempre caldo, e poi di nuovo freddo. Nessuna temperatura stabile, solo un natale alle porte e sorrisi a rallentatore negli ingressi dei centri commerciali. I miei soldi che si vendono per dei regali che tra un mese i miei nipoti romperanno, che tra due i miei genitori poggeranno su un mobile antico in salone e mia madre spolvererà una volta a settimana, e io subirò ancora una volta il peso di questa decadenza che mi passa negli occhi. Nessuno avrà ancora voglia di chiedere e di capire che aria tira da queste parti, e allora io rimarrò zitto, mentre il mondo continuerà ad arredare case nuove, a postare tramonti arancioni, a lasciare che l’orticello seminato in questi anni si prenda il suo gelo di gennaio, la domenica mattina, presto. E finalmente io continuerò ad essere nessuno, e a immaginarmi come sarebbe stato se fossi nato nel 1979 e adesso avessi dieci anni in più. Quanto è difficile camminare a singhiozzo? avere uno stomaco rotto e dover riuscire a farci ancora passare del cibo, del vino, dei pensieri scomodi, delle delusioni. E sarà ancora tutto fermo quando succederà che mi dimenticherò degli occhi che ho tenuto nelle mani, e farò il reso di chi è rimasto – si fa per dire – a scongelarmi ogni tanto, tra il dubbio del volermi amare e la paura di non riuscire a farlo, tra il dubbio dei muri alzati e un martello che funziona a giorni alterni. E nel caldo, avrò il coraggio di sedermi, abbracciarmi, sfiorare questa solitudine e consolarmi, consolarla. Poi ripartirò ancora, arreso a questo andamento che mi scuote e mi lascia stordito, mentre il mio cappotto sarà largo di due taglie e le mie domande sempre le stesse, e le mie tempie risponderanno che no, io un amore normale non me lo sono mai meritato.

Mi sono arreso al volere del tempo, ma non mi sono arreso al volere delle mie gambe, che cercheranno sempre spiagge pulite dove potersi accampare.

Quanto è difficile fare i conti con questo andare? Quanto è difficile riuscire a perdonarsi?
Quanto è facile immaginare dove vorresti andare?

Buon natale,
da me a te,
e rompi la carta, che stanno scattando,
sorridi.

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