Due ossimori imbecilli

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Tu non lo sai quanto vorrei che ci fossi. Tu non sai un sacco di cose.
E potrebbe anche finire già tutto qui.

Solo che poi non avrei molto altro da fare, a parte togliere l’acqua per il thé dal fornello, quindi, mentre scalda scrivo.

Dicevo che non sai.
Non sai minimamente cosa significhi per me tutto questo perdersi, tutto questo dare per scontato, inibire le possibilità, e quanto vorrei spiegartelo; partirei ad elencare per punti se fossi uno bravo a mettere in ordine, ma in realtà qui regna la confusione che non ti immagini, una confusione con dei contorni che mi aiutano a non aver bisogno di uno psicologo però. Anche se non sò ancora per quanto.
E si, è un ossimoro. Io e te siamo un ossimoro; ma ce la siamo raccontata mille volte questa storia stupida dove ci rincorriamo come i bambini, e credo abbia un pò stufato, quindi magari basta, che poi ora non si può nemmeno più correre se contiamo sulle mie costole.

Quindi dicevo, non lo sai cosa significa perdersi a capire chi viaggia a braccetto con la paura di saltare dall’altra parte, impegnarsi a farlo senza cedere lo sguardo, senza sentirsi il nulla, non lo sai cosa significa mettere in atto una congiura verso se stessi, impedirsi, mordersi le dita pur di non peggiorare le cose, soffocarsi i sentimenti; non sai cosa voglia dire affondare in un lago riempito di sensi di colpa e però sbracciare per non morirci.
Non sai cosa significa ogni mezz’ora desiderare che diventi possibile poter tornare tanto indietro da non vedere più questa macchia nera su me e te che sorridiamo poco, diventare nerissima mentre va via la fiducia e ancora più nera mentre provo a non farmi inghiottire.
Non hai idea di quanto vorrei che cadesse questo muro, o almeno tirarmi su con le dita e guardare appena aldilà di tutto, di tutti questi pensieri dati per scontato.
Non lo sai.

Non sai anche che ho perso la capacità delle parole, ed è per questo che non dovresti avere paura di parlarmi. Se ti consola saperlo, da queste parti è rimasta solo la tecnica di una malinconia che scarta i sentimenti, e non sarebbe come pensi tu – efficace a deridere-sarebbe solo goffaggine mischiata a quello che penso davvero. Oltretutto in maniera molto controproducente.

Comunque.
Penso che se è vero poi che indietro, tornarci, non è possibile, andare avanti -in qualche modo- guardare, e non fermarsi alle idee, non ha mai avuto nulla da perdere.

Focalizzarsi su quello che c’è dietro a chi ti sta davanti. Io lo faccio spesso.

Ma comunque non fa niente, volevo solo dirti due cose mentre ero in attesa che il thé si scaldi.
Zero convincimenti. Solo pensieri e un pò di stanchezza,

mentre si fredda un pò l’acqua, e io come al solito, ti stavo pensando.

Vado.