Totalmente vulnerabile.

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Dovreste affiggermi un cartello addosso, con su scritto “TOTALMENTE VULNERABILE”, che ormai basta zero a farmi male. Sarà il retaggio degli anni, o io che non so più come sta andando, e avrei tremendamente bisogno di qualcuno che mi schiarisca le idee, che mi dica la direzione che dà meno dolore.

C’è chi ci si divertirebbe, a vedermi lì, in piazza, ad indossare con l’aria spenta quella scritta di vernice rossa. Si porterebbe le frecce da casa e le tirerebbe rammaricandosi dei tiri fuori bersaglio. Io resterei immobile. Rassegnato.
C’è chi verrebbe ad abbracciarmi, che mi piace pensare che un pò di umanità sia rimasta.
Non muoverei comunque un muscolo. Ma forse le mie ghiandole lacrimali subirebbero un paio di scosse.

E allora venghino Signori. Che è il momento giusto per tirarmi a terra. Per prendervi le vostre rivincite, con la sicurezza di non avere ripercussioni, perché la stanchezza mi rende fermo. E l’immobilità mi rende sfiduciato. E la sfiducia mi rende morto.
E se è la morte a cui mirate, tiratemi al ramo, ma non togliete il mio cartello.

E lasciatemi l’ultimo desiderio:
Chiamate delle mani piccole, fatemi abbracciare.
E forse mi muovo.
Forse mi salvo.

Sipario.