A me non interessa più questo gioco stupido.

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Non mi interessa più questo gioco stupido. Non mi interessa più sapere di te.
Ho un rifiuto involontario al tuo essere così indefinibilmente testa di cazzo, ed è giusto che tu lo sappia.
E adesso mi rimane anche difficile avvalorare il discorso, che mi sto rammollendo, e questo crescere è sempre più spietato con i sentimenti, con i blocchi, e con le parole. Ma non demordo, e si, rimani una testa di cazzo.
Il fatto che io non riesca ad odiarti è solo colpa dei miei genitori che non me l’hanno insegnato, e quindi non lo sò, dovresti almeno mandargli dei fiori, o anche solo un bigliettino anonimo, a natale, con scritto quello che vuoi, e che finisca con un Grazie. Mia madre sarebbe commossa, e probabilmente mi andrebbe contro, certo, perchè se sapesse tutto quello che siamo stati e che non stiamo più diventando direbbe che ci stiamo sprecando, noi, e il tempo, e che quando era giovane lei, queste storie avevano sempre un lieto fine.
E allora adesso glielo spieghi tu, a mia madre. Diglielo che ti ho fatto male, digli tutto. Non ho paura. Però poi devi anche dirgli quanto me ne hai fatto tu, devi dirgli anche di tutte le volte che mi hai visto sanguinare e invece di soccorrermi hai fatto peggio, con la faccia di chi però voleva salvarmi.
E a me però non mi importa più niente, davvero.
Facciamo che non diciamo niente a nessuno. Facciamo che le nostre storie ce le teniamo per noi, e mettiamo un punto. Tu da te, e io da me. Io posso continuare a pensare che sei una testa di cazzo e non dirti il perchè per non darti la briga di fare i conti con la tua insicurezza, e tu puoi continuare a far finta di non sentire quello che hai paura di sentire e dare seguito a questa vendetta che mi fa stare male e che ti fa camminare col petto in fuori.

E non è questione di leggere tra le righe (e non sotto). E non è questione di dover spiegare cosa penso.
E’ solo che pensavo di non stancarmi mai di correrti dietro, e invece comincio a sentire i segni della fatica.
E’ questione che il tempo passa, e io cresco anzi invecchio, e tu non risolvi.
Quindi zero ripensamenti, che la mia visione delle cose la conosci. Chi sono, dovresti saperlo ormai.

Mi spiace, e allora mi metto seduto sopra questo mucchio di parole che si tirano fra loro, senza senso, con un senso enorme, grovigli aggrovigliati con il lembo facile da trovare, se solo aprissi gli occhi. Sto qui, fermo, aspetto, faccio giù i fili, metto a posto i pensieri, riordino le frasi, dò più senso.

E tu, tu fai quello che vuoi. A me non interessa più questo gioco stupido.