“Non sono vuoto, sono solo aperto”

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( https://www.youtube.com/watch?v=LdmPU66hbGE )

C’eri una volta te, che non conosco. Avevi gli occhi belli, e il viso con le linee disegnate a mani morbide, un vestito strano che era carnevale, e un bicchiere tra le mani con le dita lunghe.

C’eri una volta te, e febbraio diceva che doveva andare tutto così maledettamente bene, che sorridevi, e io sapevo più di ogni cosa, che ti avrei trovata lì, ogni anno, con un vestito ogni volta diverso.
Poi ti ho immaginato dentro altre mille fotografie con lo stesso sorriso. Ne ho scattate più o meno un pacco alto come i tuoi attimi felici, e i miei momenti pessimi, che da quanto ho capito, dovrebbero equivalersi.

In una c’eri te, coi tuoi capelli mossi, un fiore sull’orecchio, e bastava.
In un’altra c’era una cena, un muro con una finestra di mezzo, e io che guardavo te attraverso quel vetro come quando ero bambino, e fuori c’era neve ovunque. In un altra ancora c’eravamo noi, tutti e due, insieme, nella vita più bella che qualcuno abbia mai avuto il coraggio di desiderare, fatta di secondi mai dimenticati, di fiori mai appassiti, di musica alta, delle nostre risate dopo le tue smorfie e di libri scoperti. L’ultima invece l’ho scattata poco fa, mentre ti guardavo: c’era una scatola enorme, che serviva a tenerci dentro la voglia infinita di poter vedere il mondo nascosto dietro di te, quello che ti porti dietro da anni, anche a carnevale.
C’erano dentro mille chi sei? settecentoventi modi di dire cos’è che ti fa piangere?, il tuo gusto preferito, il colore che ti fa sentire a casa, alba o tramonto? sapere che forme ha il tuo modo di fare l’amore, e se senti anche tu l’odore del sole d’estate.
C’era una scatola blu, grande, strapiena. Da svuotare il più lentamente possibile.

E adesso è rimasto solo di trovare il coraggio, il modo, e il tempo per aprirla.

Sperando che come al solito settembre arrivi in fretta, e che in questa vita, non diventi sempre tutto troppo tardi.