I “voglio” di un bagaglio in pelle umana.

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Voglio te, la sera, e l’attesa di vederti aprendo la porta.
Voglio la luce calda del soggiorno, quando fuori aveva appena piovuto e la luce entrava poco. Voglio l’odore del riso mentre arrivo stanco, e la tua voce che mi dice che mi stai aspettando.
Voglio i tuoi discorsi. Le tue idee e le tue urla.
Voglio fare l’amore per strapparti la pelle, e fare ancora l’amore per dirti che non me ne andrò mai.
Voglio che sorridi, mentre è pomeriggio, e il sole delle quattro è felice di vivere a Marzo.
Voglio accorgermi di te e di me su una coperta, che poi diventa un noi.
Voglio con tutto me stesso imprimermi addosso il tuo odore, e nel cervello i momenti.
Voglio guardarti all’infinito, mentre sistemi i capelli in quel gesto dove mi innamorerei ogni volta.
Voglio la paura di una vita insieme, e la scoperta del giorno dopo, e quello ancora.
Voglio il traffico, il caos del lavoro, e buttare tutto a fanculo quando poi scopro che mi stai guardando.
Voglio le tue facce buffe, e il mio solletico.
Addormentarsi stanchi su un divano blu, col telecomando in mano, e tu addosso.
Voglio odiarti, e ricominciare da capo.
Voglio sputarti addosso il dolore, e aspettare che torni tutto come prima.
Voglio essere consapevole e felice della possibilità di farmi male.
Voglio desiderare, insieme.
Voglio raggiungere, e esserne felice.

E mi hanno spiegato che non possiamo farci nulla. Che sia che lo vogliamo o no, le cose restano, tornano, se ne rivanno. Fanno quello che vogliono.
Che lo vogliamo o no siamo delle valige di qualche metro quadrato, e dal peso di tutti i secondi passati.
Siamo in continuo riempimento.

E allora io voglio arrivare alla fine, e ricordare tutto.
Allora io voglio sorridere, e non rimpiangere.