Salvati.

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Oggi ho visto piangere una donna.
Tutto intorno c’era grigio, ed era la metà esatta di un pomeriggio svogliato.
Era vestita bene, l’avrebbe ammesso chiunque. Era vestita per l’occasione. Solo che poi l’occasione non è arrivata, e allora deve essersi sentita sola, in un vestito a fiori che non c’entrava più nulla.
Ho visto tremarle il mento, creare quelle fossette intermittenti che arrivano quando stai per smettere di farcela. Ha tenuto botta, sotto agli occhiali. Ha fatto due passi, ordinato un’aranciata, e si è messa seduta.
Ha portato a quell’incontro tutta la dignità che il mondo possa raccoglierle, e l’orgoglio fermo di una donna ferita.

Cercava degli occhi, anche sconosciuti. Cercava qualcuno che le chiedesse se andava tutto bene, qualcuno a cui avrebbe risposto di si in ogni caso, per stanchezza. La folla era presa dal calcio in Tv, lei ha chiesto timidamente se quel posto fosse libero, nell’angolo più lontano di tutti da quel frastuono da cui non poteva rifugiarsi. E lì ha dato due sorsi.
Poi probabilmente ci ha ripensato, e ha stretto al petto il portafogli ancora mezzo aperto, come se non desiderasse altro che abbracciare, o ancora di più essere abbracciata.
Il cielo ha fatto un arcobaleno. Che aveva smesso di piovere.
Lei non lo ha visto, era troppo impegnata a tenere le lacrime al loro posto.

Avrei voluto fare un milione di cose per farla ridere.
Avrei voluto chiederle perchè.
Avrei voluto trovare una soluzione.

Ma poi l’arcobaleno se n’è andato. Il sole ha fatto timidamente capolino, la sera ha chiesto permesso. E lei si è incamminata mentre nessuno la guardava, ed era tutte le cose del mondo: era un salice in inverno, la nebbia di mattina presto. Era l’asfalto bagnato dopo un temporale, era gli occhi di tuo padre che torna stanco da lavoro.

Salvati, ho pensato.
Salva quel pianto.
Non devono riuscirci.

Poi la malinconia si è portata via quegli spicci minuscoli di sole tiepido rimasti, mentre c’era ancora la guerra in ballo, e le lacrime erano affacciate.
Ha alzato poco la gonna per non inciampare, ha preso il ritmo dei passi e non l’ha data vinta al dolore.
Ha trattenuto il volto e quel peso grosso sul petto, sulle spalle.

Ce l’ha fatta, ho detto.
Salvati, pensavo ancora.
Salvati, e temevo che smentisse quella speranza.

Poi non ha più pianto.
E così, non l’ha data vinta al dolore.