Come in un film di Almodòvar.

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Il silenzio di un viaggio sul 32 barrato, questo sole tiepido che sbatte sui finestrini, e quel pianoforte nelle cuffie. La testa la poggio al vetro, guardo gli alberi alti che giocano con i raggi e mi illuminano il viso a tratti, e la luce mi cammina sopra agli occhi che si chiudono per riflesso.
Ovviamente ti penso, ché ultimamente è una cosatante bellissima e piena di domande sulle cui dipingo risposte incerte.

In queste cuffie, d’improvviso incalzano i violini. Salgono i toni, riempiono. Come questo andare dolce, come in un film di Almodòvar, sulle sedie rovinate di questo vecchio vagone lungo e pieno di odori mischiati, dove migliaia di mani si saranno cercate senza mai trovarsi, e dove milioni di occhi hanno incrociato gli sguardi di un amore che non viaggiava alla stessa velocità del destino.

Ci staresti bene tu, in questa scena. Ci starebbero bene le tue mani, strette alle mie dita. E i tuoi occhi, col mio destino, per misurarne le velocità.
Ci starebbe bene non dover scendere, e ci starebbe bene che la libertà di questo andare, e il tepore di questo aprile fossero infiniti.

E allora sono dentro ad un disegno perfetto, tendo le braccia e tiro su le spalle mentre stringo i pungi nella fessura del sedile di fronte. E respiro tutto, per non perdermi neanche un secondo di questo pensiero.

Ci staresti bene tu, adesso, nel posto vuoto qui davanti. Ché anche senza aver saputo chi sei, mi sarei fatto coraggio e ti avrei tappato gli occhi mentre leggevi un buon libro, e già ti vedo: avresti tirato su il collo stupita, senza aver paura di quel buio improvviso; avresti chiesto “chi sei?” stando al gioco, e io avrei risposto sussurando “sono l’uomo che si è appena innamorato di te”.
Avresti messo di corsa le tue mani sulle mie, e le avresti tirate giù rallentando il gesto mentre la tua smorfia si imbarazzava.
Senza voltarti avresti aspettato la fermata giusta per scendere, e io quella sbagliata per seguirti, per godere ancora di quell’amaro e dolce gusto del dubbio. Per godere ancora di più della scoperta, e al momento di girarsi  avresti usato il tuo sorriso migliore.

Mentre sta per finire la mia corsa, e esco piano dall’abbraccio di questo tepore, penso che ci starebbe bene un futuro insieme. Su questo tram semivuoto.
Che ci starebbe bene, si, ma senza capolinea.