Fogli, e resa di una guerra a vuoto.

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Mi spengo piano, nella smorfia di chi non vede bene e gira piano la testa verso sinistra, arriccia il naso e mette a fuoco stringendo gli occhi.
Si dice da anni, in quest’isola fatta di nuvole bianche, che dopo un bel pianto ci si sente così vuoti da potre ascoltare il vento nello stomaco, e il sangue nelle vene. Che si rimanga intontiti per qualche minuto, e che in quel tempo si abbia il lume della ragione più di ogni altra volta, fino poi a non veder l’ora di riempirsi di nuovo.

I fogli di carta sono lame dolorosissime nei giorni di Aprile. Sono conferme e ritorni, sono arrendevolezza e pioggia su questa finestra di un sottotetto tedesco.
I fogli di carta non tagliano nei lati se ci stai attento, tagliano nelle parole che ci sono state scritte sopra, ANCHE se ci stai attento.

Questi alberi che si vedono oltre questo vetro, che tagliano il cielo. Vorrei toccarli con la punta delle dita, le stesse che ti accarezzavano la schiena, e che scambiavano promesse eterne, ormai buttate al vento.
E sarà che non riesco a trovare le colpe di una completà onestà oggettiva, sarà che i fogli oggi mi hanno fatto uscire il sangue, e sarà che dovrei odiarti per non aver capito nulla e per aver continuato a farlo, ma non ci riesco. Per mille e mille motivi.
Il primo su tutti, è me. Che il rancore non l’ho mai mangiato, nemmeno quando ero in punizione, o quando avrei dovuto usarlo a cucchiai, e allora non sò che sapore abbia e non sò come si maneggia. E non voglio impararlo. Il secondo potrebbe essere il rispetto delle cose che ho vissuto, e di come le ho vissute, perchè può succedermi tutto, e possono dire monologhi interi, ma difenderò sempre i momenti in cui abbiamo sorriso, o pianto, insieme.
Il terzo saresti tu, che hai tagliato i ponti sapendo cosa stavi facendo e cosa sarebbe successo, che ti vai contro perché poi lo vedo come mi guardi, e io le tue paure le conosco come le mie tasche. Saresti tu, l’artefice di una guerra contro nessuno, il pugile che sferra continui pugni contro un muro che non esiste, contro questo petto che mentre tu sei li a dimenarti, resta in attesa di un abbraccio, nonostante il dolore, nonostante una possibile resa non contemplata.

Adesso il cielo si è scurito, scendo a prendere un pò d’aria. Volevo solo dirti che mi dispiace, di tutto quello che non ho capito. Mi dispiace di tutto questo freddo che separa, e che non era necessario, mi dispiace di quello che non sono riuscito ad essere anche se per me era tanto. Mi dispiace di non riuscire a prendere parte a questa guerra, lo avrei fatto per farti felice anche adesso, chè forse l’errore più grande è stato questo, ma proprio non ce la faccio. Non sono un antagonista, e non riesco a mentire a me stesso.

E’ giusto che tutto rimanga com’è, perchè i sentimenti non si giostrano con due fogli. E’ giusto guardarsi indietro, ma anche avanti, perchè i giorni non si scordano e non si sprecano.

Vorrei solo che mi abbracciassi anche tu, e che capissi cosa sta succedendo. Vorrei solo che facessi un cenno, e per me sarebbe tutto cancellato, perchè sei una testa di cazzo enorme, ma io non ce la faccio a non volerti bene.

Metti l’arroganza, l’egoismo e la rabbia in un cassetto vecchio, e fammi un sorriso piccolo.

Io sono qui.
Pace.