Sintesi temporanee del “sono”.

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Sono un mucchio di continue partenze, e ritorni. Morte e resurrezione senza pause, a delineare i contorni di questa vita sfuggente e di nuovo, quasi, completamente mia. Sento gli sprazzi della libertà, che sia d’opinione o solo un giorno con la primavera, e il vento delicato.
Sono un mucchio di arrivederci e malinconia mischiati nello stesso bicchiere d’acqua fredda, mentre poi mi allontano, e scopro mille cose che non sapevo, e che in altri momenti non avrei scoperto mai.
Sono una nave grande con le corde lente, sono un corso di corrente in un cavo che cerca la luce sottoforma di esplosione. Sono l’ago della bilancia di questa leggerezza che a Marzo apre i fiori e racconta la resa degli uomini mai vinti, che racconta che è possibile scavalcare anche soltanto con un salto e non per forza arrampicandosi su muri enormi, senza però dimenticare nulla.

Sono un aereo pronto al decollo. Sono un bambino impaurito di fare il primo passo.
Sono quello che verrebbe a prenderti domani mattina, per le mani, e ti guarderebbe per sempre mentre sorridi con quegli occhi belli.
Sono quello che resterebbe sulla porta, e si accontenterebbe di sentire il tuo profumo per poi farti innamorare di queste parole, senza invadenza, lasciando che il tempo costruisca il giro del mondo in questo letto che non ha bisogno di gambe intrecciate e lingue mischiate dal solo desiderio, ma di sguardi, parole, sorrisi.

Conoscersi, mentre fuori è Marzo, e io ho scoperto te.
Quel desiderio di farti capire chi sono, e che ne varrà la pena.

Sono una bicicletta con le ruote nuove, e l’ancora grande.
Sono io, per te, quello che vuoi, e di cui avrai bisogno.