Le cinque del pomeriggio, e il natale in ritardo.

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Le cinque del pomeriggio sono come quelle del mattino. E in questa foto tu non ci sei. E non sai, quanto vorrei che ci fossi. E invece c’è solo un tramonto, e una strada, e il cielo che sta cominciando ad essere ordinato. Un lampione, e i fari delle macchine, che sta venendo il buio della sera. E allora mi viene in mente che le cinque del pomeriggio sono come quelle del mattino. E potrei giurarci. Poi, ora che è natale, che te lo dico a fare: I giardini sono pieni di luci, e ogni albero è un pretesto per la festa. E io mi sento al caldo, anche se di freddo, quassù, se ne respira abbastanza. Ne ho sofferto fino a ieri, di freddo, e ogni tanto lo sento ancora, ma solo a tratti grazie al cielo. Solo quando penso che ci divide tutta questa strada, e tutte queste luci, e tutti questi giorni. E tutte queste parole che dovremo ancora dire, e che aumenteranno l’attesa, e sarà come quando scartavamo i regali da bambini. Con tutta quella carta rossa, che diventavano pezzetti piccoli di carta strappata, per far uscire il desiderio. E l’albero si illuminava. E tutto andava bene.
Io sto qui, e tu li. E sono le cinque del pomeriggio, che sono come le cinque del mattino. Perchè ho tempo, e mi calmo. E vado, senza molta importanza. E vedo il giorno farsi posto. Il cambio delle nuvole, come il cambio della guarda. La fine del turno del sole, mischiato all’inizio del turno di questa luna, che è mezza, come me, e ci siamo rassegnati entrambi all’attesa dell’essere pieni.
E magari poi, sarà un attesa vana. Che bisogna contare tutto. Giocare a mazzi da 40 e non da 39. E però è bello il rischio. Che se ci penso non mi ci sono mai tirato indietro quando me lo sono trovato di fronte: quanta incoscienza. O beata, forse.
Le cinque del pomeriggio sono come le cinque del mattino. Ne sono sicuro, adesso. Posso confermartelo. E questo natale passerà lo stesso, un pò più lento degli altri passati, ma più fremente. Almeno per me. Sicuro.
E allora promettilo di nuovo, che io dicevo per gioco. Lascia che quell’albero viva fino a che io possa abbracciarti, abbi cura di lui e fa che quelle luci non si spengano. E poi cuciniamo il cenone a Febbraio. Lasciamo che questo natale arrivi in ritardo.
E aspettiamo insieme le cinque del mattino, che sono come quelle del pomeriggio, e forse, il regalo, poi, sarà scoprire che non siamo mai stati lontani.

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