Vai pure. Io ti aspetto qui seduto.

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Non ho acceso nessun pianoforte stavolta, e me ne sto fermo seduto su una sedia nera, davanti ad un computer bianco in una casa disordinata con i colori girigi, e tutto questo adesso, ha l’aspetto che ho io: un pò smorto, con qualche cuscino rosso nel mezzo, a dire che il momento è passeggero. In questi giorni, il mondo sembra plausibilmente impegnato a moralizzare su una Parigi che ha preso i colpi di una religione che inneggia all’amore e pratica l’odio, e del biscotto di quelli delle moto, mentre io sto pensando a te, che te ne vai, e mi sento rimbambito, nessun rumore, solo macchine che passano, e il silenzio. In questa casa praticamente, ora c’è ovatta a forma di aria. E io mi ci cullo, perchè l’ovatta mi è sempre piaciuta, dal quando pensavo che ne fossero fatte anche le nuvole. Che ci vuoi fare, sono strani retaggi.

C’è neve che non ti conosce, sente sbattere i tasti, e scappa. Ed io ho appena pensato che se solo sapesse che questi tasti sono per te, forse sarebbe più tranquilla. Si metterebbe sdraiata, e capirebbe.

Oggi parte quel volo, e io ho passato giorni a chiedermi se fosse giusto rincorrerti, per dirti che dormirò in aeroporto se necessario, per aspettarti. Ho passato giorni a cercare di convincermi che non avrei scritto nulla, perchè non serve, e perchè fanculo io non ho bisogno di te, e di sfogarmi parlando di te che te ne vai, e chissà quando ritorni. Ma come al solito, dovrei imparare a non scommettere sulle mie parti sentimentali, sono troppo emotivo per le rinunce. Anzi, ad una ho mantenuto fede, alla fine in aeroporto non ci sono venuto: non avrei sopportato tutte quelle scene di te che distribuisci baci, e io che non posso stringerti come vorrei. Avevo immaginato tutte quelle cose da “Harry ti presento Sally”, ma qui i film non hanno spazio per entrarci. In ogni caso, volevo salutarti, e farti sapere che sto bene, anche se non ti interessa magari. Volevo dirti che sono felice che tu vada, perchè mi ricordo gli occhi con cui lo dicevi. Quindi nulla, fai buon viaggio. Io magari all’aeroporto ci vengo, quando sei già in volo, trovo una panchina comoda, e mi metto lì, senza disturbare. E aspetto. Che si aprano le porte dei voli in arrivo, e che tu esca, sperando di trovarmi.

 

 

 

 

 

 

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