Prese di coscienza di uno scrittore, una domenica.

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Sono di nuovo quello che si perde la mattina, nel sole che mi sveglia, e nel non sapere chi sono. Ho un nodo forte allo stomaco, e quando mi succede me lo prendo, lo tengo stretto con le braccia, sento che devo piangere, e invece no, zero lacrime, ma tutto un monologo di pensieri che per punteggiatura hanno le persone che vivo nei miei giorni, e quelle che mi mancano. Si, perchè io le persone le divido in due categorie ben precise: Virgole, o punti. Le virgole sono quelli che mi danno il tempo dell’andare, che sanno chi sono e però non me lo spiegano, perchè a loro piace così e se me lo spiegassero forse, scoprirei che non mi piace, e cambierei qualcosa, e allora si tengono stretto l’egoismo di volermi come vogliono, e non parlano, lo fanno per loro certo, ma loro pensano sia per me, e allora chi sbaglia in buona fede, io lo perdono sempre perchè significa. Le virgole sono tutte quelle persone che si cancellano da sole e che ho corretto nel tempo, quelle che mi lascio alle spalle e che però sono servite a dare un senso ad un tempo verbale, ad una frase: indispensabili. O sono anche quelli che ho imparato dove mettere. E poi ci sono i punti: i punti sono tutte quelle persone che mi premettono di fermarmi e prendere una pausa, e di pensare a quello che dovrò scrivere dopo. Sono quelli che mi danno la decisione del dover fare, del credere che sia giusto farlo. Quelli che mi vogliono bene, solo ed esclusivamente perchè io voglio bene ai punti. E alla fine è tutto un discorso sul fatto di pensare. Credere che la mia vita, adesso, ha preso la forma di un grande manoscritto, con le pagine enormi, e io lo sto scrivendo. Sto cambiando virgole, mettendo punti, calcando frasi, ma la cosa che mi fa stringere lo stomaco è che grazie a Dio, finalmente sò che lo sto facendo. Me ne sto accorgendo. Padroneggio i mezzi, e mi costruisco. Gli anni addietro adesso, sono stati la stesura di me stesso, e adesso sono pronto a scrivere.
Pensare, pensare sempre, e capire, assecondare, spostarsi se il mondo cade. Sorridere, anche solo con gli occhi, preparare del caffè al mattino, uscire a fare la spesa e avere del tempo per me. Nel mezzo, dare un senso con le virgole, e con i punti.
E andare, come una penna impazzita. A conquistare quelle pagine. Sapendo che non sono solo. E rido, non sapendo ancora chi sono.