Linguaggi universali.

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Se solo capissi, quello che dico, quello che scrivo. Sono sicuro che quegli occhi diventerebbero ancora più fondi, e azzurri. Sono sicuro che mi ameresti, che ti amerei, che ci perderemmo in quelle storie d’amore fatte di archi, e violini, e anni lunghi una vita, quelli che si passano a raccontare, e sopportare. Che in quel sorriso prenderebbe colore anche la neve. E allora ti penso, in quei lineamenti perfetti. Ti penso in quello che non mi dici, e in quello che mi nascondi quando ti togli dagli abbracci. Quando fai finta che non esisto, e invece esisto, quando mi guardi mentre ti nascondi.

E allora continuiamola questa lotta senza comprensione, questa guerra di espressioni diverse, che non hanno un capo e ne una coda, e nel mezzo ci lasciano tutto. Continua ad ignorarmi, continuo a fare finta che non esisti, che tanto il più debole sono io. E allora uccidimi, non pensarci. Vinci. Ma continuiamola questa guerra di silenzi pieni di parole col volume al minimo e pensieri col volume al massimo. Perchè se dovesse finire forse ci starei male. Se dovesse finire, forse non sopporterei più quegli occhi azzurri e quel sorriso e quelle linee disegnate da un Dio buono. Lo stesso Dio che ci ha detto la strada per la stessa strada. Che adesso scivolta lenta, e nuda, e silenziosa. Tra le promesse non mantenute di un caffè, e di quei baci, mai arrivati. Che adesso siamo due luci vicine, che si ignorano tra loro, e ignorano la notte, sicure che nonostante tutto, le panchine del parco, le illumineranno lo stesso. Nessun problema. Continuiamo pure. Giochiamo a questo gioco snervante. Però promettilo che poi vieni, sorridi, e cancelli tutto. E che nonostante questa monotonia di parole incomprensibili, mi parlerai lo stesso. Di noi.