Asciugamani sporchi, e basette dritte. Vent’anni e non sentirli.

Standard

E’ qualche giorno che ci penso, e ogni cosa successa negli ultimi tre giorni è stato un segno. Sai quando ti fissi su qualcosa e quel qualcosa la rivedi nel caffè che prendi la mattina, nel cucchiaio che usi a cena, o cose simili? esattamente così. In questi giorni mi è saltato all’occhio l’incredibilità di quanto la misura del tempo possa essere così spiazzante, di quanto possa essere incredibile il fatto che un anno sembra non passare mai e vent’anni passano in mezz’ora. C’ho pensato giovedi, mentre guardavo l’isegna di un vecchio barbiere nel centro storico: quelle lettere antiche, la polvere. Mi sono avvicinato, piano, avevo paura di disturbare il tempo. Mi sono affacciato alla vetrina, gli occhi si sono aperti di più senza che me ne accorgessi. Ho guardato dentro e il corpo si è irrigidito. Il resto si è sfuocato, e io mi sono perso a ricordare, di quando ero bambino. Mi sono accomodato nella nostalgia degli anni migliori, almeno per me. Ho visto un uomo, anziano, col rasoio in mano, che scolpiva l’opera sulla testa di un altro uomo, più giovane. Le pareti corrose dal tempo, e dalle chiacchiere. Le tre sedie una di fianco all’altra, con gli asciugamani sui poggiagomiti, e i colori sbiaditi. Gli specchi corti, col contorno di ferro battuto, e i comodini di legno, un ventilatore, e il disordine di chi è sempre stato troppo stanco per riordinare. Gli occhiali del barbiere, muoversi dalla testa agli occhi, per vedere se le basette sono giuste. Le forbici pulite di striscio sul grembiule, di fretta. Il maglione coperto dal camice lungo, bianco. La resa dei conti di una barba perfetta, la somma dell’esperienza e delle stesse facce viste un milione di volte, che vogliono sempre lo stesso taglio, che pagano la fiducia, l’abitudine. Mentre la faccia di quell’uomo dal taglio perfetto è quella di chi non si stanca, di chi non fa corsi di aggiornamento, di chi non usa olii particolari, keratine, decolorazioni, di chi non sta dietro alle mode. Perchè le mode non servono. Perchè spesso le mode portano solo a buttare soldi. E poi tanto, le mode ritornano. E allora ritornerà anche il suo turno. Il turno di chi il mestiere può fartelo a occhi chiusi, e nonostante tu sia più aggiornato, può insegnarti qualcosa, sempre. Tonerà il turno delle basette perfette, della barba precisa al millimetro, delle sedie scolorite e degli asciugamani riusati. Tornerà indietro il tempo, prima o poi, penso, e quella vecchia bottega, che mi ha portato lontano, avrà la sua rivincita.