Piedi svelti e gambe ferme. Aspetto di entrare in campo.

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Quando cadi, a seconda di come cadi, rialzarsi è difficile, e questo negli aforismi non ce lo mette mai nessuno. Ma dovrebbero dirlo chiaro e tondo, del tipo “non è forte chi non cade mai, ma chi cadendo si rialza, anche se è stradura”, che sennò non vale. Quando cadi per colpa di altri è difficile, quando cadi per colpa tua è difficilissimo. Ma grazie al cielo, difficile non significa impossibile. E allora poi sta solo a te riuscire a farlo, a capire se sei in grado di mantenere la linea dritta o spezzarla di nuovo, o interromperla e scriverne un’altra. Io sono caduto, di recente, mi sono rialzato, e adesso sto capendo cosa mi sono rotto (oltre alle palle) e se riesco ancora a fare passi veloci, o se mi ci vorrà del tempo. Mi sento le gambe ferme, pesanti e i piedi che vorrebbero andare, ancora colti dalla frenesia e della rabbia. Ma no, le gambe hanno preso il controllo, fortunatamente, e restano piantate. Aspetto che si schiariscano i confini dei pensieri, che forse sbagliano, ma non credo, perchè se c’è una cosa che sò fare è riconoscere i cambiamenti. Ma è anche una conseguenza delle cadute, il cambiamento. E allora ho deciso che per il momento tengo le gambe ferme, e faccio andare solo il cuore e tremare i piedi. Magari poi le sblocco e d’improvviso mi trovo sulla strada giusta (magari). E’ una possibilità, o un illusione. Ma paradossalmente l’unica cosa che posso fare ora è camminare senza muovermi. Chiedere scusa con gli occhi. Chiedere aiuto a me stesso. Restare calmo. Imparare.

Anche se odio tantissimo questa frenesia e questo sentire. Anche se amo tantissimo la sfida delle nuove possibilità. Come quando sei in panchina e aspetti che ti dicano di entrare, quel misto di voglia di stupire, e paura di fallire.