Liberi un cazzo!

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E allora mi chiedo, dov’è la libertà? Se ci penso, non l’ho vista mai nascere, ne tantomeno crescere. Non l’ho mai vista nè sentita addosso di nessuno, che pensiamo di esserlo, ma non lo siamo. Ora non voglio angosciarvi, ma porca troia, mi dicono ancora che la mia libertà comincia dove finisce la tua, ma perchè mettete in giro ste voci? Non è vero. Tu puoi essere libero quando e dove vuoi, anche se la mia non finisce. Mi sono rotto le palle di gente che parla per stereotipi, che parla per frasi fatte, e poi si ritrova col nulla cosmico a giocare a tresette col morto e spesso il morto è proprio lui. Voglio dire, io voglio essere libero, ad ogni costo, ma sul serio. E mi sono accorto che però non possiamo esserlo, nessuno di noi. In ogni caso, e a qualunque costo. Siamo succubi. E la realtà che non possiamo cambiare è questa. Viviamo in una bolla dove pensiamo di poter fare, ma la bolla ha i limiti e allora già non puoi più fare più di tanto. Mi sono rotto le palle, ve lo dico. Liberta di espressione cosa? Che se uno si veste da donna gli puntiamo il dito contro, che se una non ama gli uomini gli sputiamo addosso. Libertà di giustizia cosa? che se una viene stuprata si deve addossare anche la colpa perchè la gonna era troppo corta, che se ci rompiamo un braccio a lavoro dobbiamo dire che noi li stavamo per caso. Siamo liberi un cazzo!

E allora fanculo. Voi, e i vostri luridi teatrini. Intantili, e ipocriti. Stipati in menti bugiarde e poco intelligenti per capire che siamo in gabbia, e le sbarre sono dipinte col colore dello sfondo. Mi sono rotto i coglioni, e sono frustrato, perchè adesso l’ho scoperto sul serio, e non posso fare nulla. E non può fare nulla nessuno. Zero richieste d’aiuto.

E allora, visto che fa caldo, e non ragiono, andate a fanculo di nuovo, voi e i vostri angoli di cervello ottusi. Che vivete come scimmie da laboratorio perchè rendervene conto costerebbe troppo. E allora restateci, che già questa è una violazione della libertà. E non rompete le palle a me. Fatemi il cazzo di piacere di lasciarmi decidere per me, che è il meglio che posso fare, e voi per voi, che è il meglio che forse potreste fare.

Me ne vado. Scusate lo sfogo. Torno a lavoro.

Fanculo.