Stanchi come me non esistono.

Standard

Ferme convinzioni. Ferme idee. Fermi immagine. Fermi tutti. E tutto. Che qui mi sembra di confondere molte cose con molte altre. Allora, ricapitoliamo. O ricapitolo, di nuovo. E da capo. Che non faccio altro da anni, perchè tu arrivi, combini, scombini, mi scapigli, e mi confondi prima i capelli e poi le idee, e io riparto da zero a distruggermi i giorni. Che mi isolo quando ho bisogno di scrivere, e tu mi cerchi per darmi i baci, che adesso restano, non se ne vanno, e poi facciamo l’amore. E non ho senso, come non ha senso tutto. E scrivo ancora, come se fosse facile e sensato. E vivo, che non mi resta altro. E mi sento solo, che è una condizione perpetua, e inefficace, da una vita. Ma poi ci stai anche tu, su quel divano grigio, e dentro quella macchina che sà di nuovo, e io mi riprendo, e mi passa, anche se ce l’ho ancora addosso. Mi incazzo col mondo, mi deludo, e piango, e non mi rialzo, resto a terra fino a che mi và, perchè il pavimento fresco mi aiuta a calmarmi. Ci resto una, due, tre ore, e poi ti abbraccio che in realtà non è colpa tua, nemmeno un pò. E allora vieni qui, e dammi un bacio, e facciamo l’amore di nuovo, così ci stanchiamo e poi dormiamo abbracciati, come se fosse il 25 del mese. E allora ti amo. E allora non vedo nient’altro. E guardami adesso che ho il cuore fermo e lo stomaco stretto, e dammi la mano, che domani arriva presto e sarà tutto passato. E passerà davvero, solo se mi guardi, solo se mi abbracci. Solo se mi giuri che siamo noi, ancora una volta.