Eterni secondi.

Standard

Arriviamo dopo. Sempre dopo. E ce ne accorgiamo sempre tardi. Sempre dopo chi è stato più bravo di noi. Siamo i bravi a metà, quelli che però se avessero fatto un pò di più ce l’avrebbero fatta. Siamo quelli che alla cassa con la cassiera carina, da anni si trovano sempre davanti uno più figo e interessante, che sicuramente avrà la vita perfetta, e gli amici giusti, da anni, e quindi non ti noterà mai, anche se bevi i suoi stessi succhi di frutta. Si, perchè adesso ho voglia di denunciarlo, avrei voluto vivere il ’68, la resistenza, la lotta di classe, e andare in giro con i maglioni larghi quando i maglioni larghi andavano di moda e dichiaravano un’ideale, e invece sono arrivato tardi anche qui, sia nel tempo, sia perchè mio padre, e mia madre l’hanno vissuto prima di me. Avrei voluto essere il primo bacio di qualcuno, e invece gli altri erano sempre il mio primo bacio. Avrei voluto chiedere, e scoprire, ma nonostante io non fermi le mie domande e il mio sapere, qualcuno ha sempre saputo e chiesto prima di me. Invece di chiedere origliavo risposte, ecco. E allora mi ci sono abituato ad arrivare tardi, come ci si abitua a tutto, che volevo vivere in un attico a Manhattan col panorama, e nei film ci sono arrivati prima di me, ma va bene. E allora chi se ne frega. Perchè la sostanza di quello che vivo è quello che raggiungo e non quando lo raggiungo. Sono un eterno secondo, ma non mi piego, perchè ho imparato che vivere molte volte è come la carota per l’asino: comincia a inseguirla a 20 anni, e poi invece arriva solo a 30. E quindi ho tempo, me lo prendo, che magari tra 10 anni vi invito a bere qualcosa da Little Apple Brewing. E allora che siano benedetti gli eterni secondi, come me, quelli che hanno sempre qualcuno davanti, ma che non smettono di camminare anche se all’ombra fa sempre piu freddo del sole. Perchè tanto, al sole ci arriveremo anche noi. E allora restiamo un passo indietro, mandiamoli avanti, che si meritino tutto quello che hanno, tanto un giorno il passo avanti lo faremo anche noi. Che poi se parliamo del modo di vivere le cose, io mi tengo il mio, non lo cambio, anzi, arrivo secondo apposta, vi faccio passare avanti, anche se ci passereste comunque. Che quelli come voi corrono, e non si accorgono. Stanno sul gradino più alto, e invece dal gradino medio si vede meglio. E allora si, siamo eterni secondi con le mani basse. Nessun segno di vittoria, ma il sorriso di chi sà che in realtà, quel posto, è la vittoria dell’essere, e non del credere di esserlo.

Ci vediamo tra diec’anni, nel mio attico, a Manhattan. Vi aspetto.

4 pensieri su “Eterni secondi.

  1. ..e poi ad essere eterni secondi bisogna anche imparare ad esserlo. e chi è abituato ad essere sempre in prima fila, non è mica capace.
    Bel post. davvero! senza troppi giri di parole, schietto e genuino.

I commenti sono chiusi.