Che lo sai a fare?

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Il bello è questo, non sapere. Cercare, scoprire e avere un risultato. La base di una vita normale, e per normale intendo vissuta nell’eterno dondolio tra felicità e malinconia, dovrebbe essere questo. L’incognita e la scoperta. I percorsi senza lampioni, le strade senza sassi. Scoprire un viso dietro una linea d’ombra e innamorarsene man mano che la luce scopre. Aspettare una vita intera, per scoprire che è valsa la pena essere nati quando qualcuno a cui hai stretto la mano da bambino per poi lasciarla controvoglia verrà a dirti che è tutta la vita che ti ama, ma non poteva dirlo, perchè ogni tanto il coraggio toglie, invece che mettere. Aprire gli occhi per colpa del sole sul cuscino e volere del caffè senza sapere cosa verrà dopo. il senso di benessere nello scoprire che la tua vita in quel momento sta prendendo una piega, e anche se non importa quale, magari è quella giusta. Aprire i polmoni per urlare che ci sei e sei pronto ad affrontare.
Scoprire gli occhi che ti hanno visto più di una volta, che lo fanno da una vita, e accoglierli, prenderli come si fà coi fiori a marzo. Lasciare entrare, assecondando. Essere in dubbio, ma concedere possibilità, anche dove non c’è speranza, che vuoi solo vedere quello che succede. E scoprirti poi a pregare dio nel tuo antico ateismo, che non sia troppo doloroso. E dire grazie sempre a dio e sempre nel tuo continuo ateismo della felicità, anche se te l’ha donata a picchi.
Ho letto una volta da qualche parte che l’essere umano è incline all’amore solo perchè non saprà mai realmente cosa sia. E in effetti, un metro di paragone non ce l’abbiamo, l’amore è individuale, non ha una base certa, un metro di giudizio. Tranne che l’incognita che in fin dei conti è la spinta che ti fa dire si ad un caffè o a qualsiasi maledetta proposta. E’ il tuffo nel nulla, il bunjee jumping del sentimento.
E allora ce ne stiamo appoggiati ad un muro con una delle due gambe piegate e aspettiamo tutta la vita un attimo di instabilità. Viviamo aspettando la possibilità di scoprire. Ed è un ciclo continuo, che non finisce. Che ogni volta si presenta in modi diversi, e belli a loro modo. E restiamo inclini all’amore, come un pescatore che non sà ancora se la cena sarà grossa o dovrà andare a prendere un panino.
Restiamo inclini all’amore, confinati nei nostri metri di giudizio, che spesso sono solo monolocali dove essere sicuri che la mattina, appena sveglio, hai un posto dove andare a pisciare. O una cucina, dove andare a cercare un bacio.