Masochismo, Jogging e principesse.

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Devo confessarti una cosa: Sono un masochista del sentimento. E bene si. Non puoi immaginare quanto io abbia bisogno di farmi del male a intervalli regolari. Lo sò da una vita, ma ho deciso di parlarne ora, che non è mai troppo tardi. Mi sento un pò in analisi ultimamente e questo è quanto di buono, e oltretutto, ultimamente, sti intervalli sono sempre piu vicini l’uno con l’altro. Sopratutto quando ti penso, e penso che questa vita non è giusta nè con me e nè con te. Che ci corriamo appresso da anni, come le code dei cani, e non ci mordiamo mai, quando in realtà vorremmo strapparci la pelle. Non è giusta perchè ci costringe sempre ad essere dove non vorremmo essere e ce la fa passare come paura, o come se non avessimo coraggio. Prima sceglie, e poi ci dà la colpa delle sue scelte. E poi magari, già me la vedo, se gli dici che è difficile, ci sbuffa pure alle spalle. Lei sbuffa? No, dico, lei sbuffa? E io allora? tu? che dovremmo fare noi, scusa? Che continuiamo a non vedere i risultati di questo continuo correrci dietro, averci a un palmo e non riuscire nemmeno a toccarci. Bisogna che ci mettiamo d’accordo. Voglio dire, troviamoci un posto almeno. Ti ricordi che mi dicevi di quella posizione indefinibile? Di trovarne una carina? Eh. Forse ci sono. Però non te la dico subito. Che poi forse la soluzione per prendersi potrebbe essere fermarsi, non credi? Voglio dire, uno si ferma e l’altro corre, che tanto se è un circolo, alla fine ci sbattiamo addosso per forza, no? Io in fisica avevo 2, quindi aspetto che mi confermi la teoria che magari mi sbaglio. Però se dovesse andare mi fermo io, te lo dico. Mettiamo le cose in chiaro, è che sono stanco di correre, e poi sennò ci fermiamo in due, e allora addio scuffia, non ci prenderemo mai. Invece cosi siamo sicuri. Poi però se vuoi continuare a correre lo capisco eh. Cioè, mi va bene. Rincorriamoci finchè vuoi, fino alla fine dei passi. E anche se in questo circolo potresti finirmi alle spalle, ti darò per scontata sempre in avanti, col tuo vestito bianco e quella lacrima da pierrot disegnata a matita. Con la sciarpa di carta a coste, i tuoi occhi bellissimi, e quei lineamenti che la terra ti invidierebbe se solo sapesse chi sei. Io lo sò. Altrimenti non ti avrei nemmeno dato una posizione. Altrimenti non ti avrei nemmeno messo nel mio armadio delle cose belle. Non avresti passato nemmeno un minuto sulla mensola delle occasioni perse, o forse. Non avresti mai passato la mia porta che resta aperta anche d’inverno. E quindi nulla, dicevamo che a me va bene qualsiasi decisione tu prenda, correre o fermarsi, valcare o arrestarsi, aggiustarsi o distruggersi. Che non ce n’è mai fregato niente di difenderci da quello che ci manca. E allora, tu che sei, nel bene o nel male, qualcosa che resta, mettiti lì, su quella sedia. Che quella è la sedia di chi forse si ama da sempre e non l’ha mai saputo. Mettiti lì, che questo amore dobbiamo tenercelo, e trasformarlo, ahimè, in una di quelle storie dolci, dove i principi raccontano le favole della loro vita e ascoltano quelle delle principesse, e dove quest’ultime entrano nel cuore dei principi e restano lì, senza fare rumore, e raccontano anche loro. Che l’amore, qualche volta, è anche solo essere uguali, e dirselo, tutte le volte che ci svegliamo, per rincorrerci.