Sai che sò leggermi i buchi nelle mani?

Standard

Ti ho chiamata, ma non mi hai risposto. Vabbè fa niente, te lo scrivo. Volevo dirti che l’altro ieri mi sono fatto un buco preciso preciso in mezzo alla mano con le forbici. Appena mi è scappata via la forbice e ho sentito il dolore, oltre a svuotare il calendario dai santi, mi sono stretto la mano fortissimo, più di come me la stringevi tu. Che dicono sia istintivo fare cosi, ed è una cosa che non mi spiegherò mai. In realtà poi ci ho ragionato, ed era piu paura che altro. Comunque, non volevo guardare, che a me ste cose impressionano sempre. Allora appena ho sentito il calore del dolore che sale ho pensato che quello schifo di carne tritata e forbici che passano da una parte all’altra, e tutti i nervetti che escono fuori che sembra salutino, non volevo vederlo, anche perchè avevo appena mangiato, e sono molto debole di stomaco. E la scena sarebbe stato troppo splatter per resistere. In ogni caso mentre ero li che premevo per fermare l’emorragia che in realtà non emorraginava niente, mi facevo coraggio. Pensavo che se non avessi guardato non avrei mai saputo come avrei perso l’uso della sinistra, voglio dire, prima di rassegnarsi a vivere senza una mano sarebbe stato giusto avere qualche dettaglio da raccontare a quelli che poi con la faccia dispiaciuta mi avrebbero chiesto “ma come è successo?”. Maledetta curiosità, mi sta attaccata da quando ero bambino. Dall’altro lato invece, pensavo che se avessi guardato sarei comunque svenuto, quindi in realtà sarebbe stato piu veloce e indolore. Comunque le opzioni mi andavano bene entrambe. Quindi nulla, alla fine il coraggio l’ho preso a due mani, anzi a una e quasi mezza, e ho guardato, e il verdetto era un semplice puntino piccolino e un pò di pelle rialzata. Sangue zero, e niente nervetti salutanti in giro. Poi, dopo aver esclamato un vaffanculo rassegnato, stupito di non aver trovato sangue, che ormai mi ero anche un pò abituato all’idea, ho avvicinato la faccia al palmo, e mi sono accorto che il buco fatto con le forbici, era proprio lì, paro paro al centro della linea della vita, sai quella che ti gira la parte del palmo basso intorno al pollice? Eh quella. E no, non leggo le mani, però conosco come si chiamano le varie linee, sempre per quella storia della curiosità. E Comunque, dicevo, in sintesi l’altro ieri mi sono fatto un bel cazzo di buco al centro della vita. E niente, appena ho collegato questa cosa, ho cominciato a ridere come un matto, da solo, in cucina, che in realtà, io un buco al centro della vita ce l’ho da anni. Solo che prima di essere a forma di tappo era a forma del tuo nome. E poi è anche che prima di Giovedì non avevo trovato un paio di forbici che ci entrassero per bene. Che me lo tappassero, quel nome. Che oltretutto è corto ma pieno di lettere difficili da tappare. E in ogni caso, adesso stà lì quel buco, beato. Ogni tanto, quando ci passa sopra l’acqua, mentre lavo i piatti, mi pizzica, mi ricorda che fa male, ma tutto sommato si sopporta. Si è anche un pò arrossato, si sentirà in colpa. Comunque pensavo che adesso, appena si farà la crosta, me la stacco di mia volontà, cosi mi rimane la cicatrice. No, non sono masochista. E’ che forse, se comincio a guardarmi la mano, e ogni tanto me lo vedo in mezzo alla linea della vita, la mia, magari mi ricordo che forse, dopo tutti questi anni, quel buco, è ora di tapparlo.

P.S. Mi manchi. Ti chiamo domani. E togli la segreteria, cogliona.