Amplessi e McDonald’s.

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Mi cadi addosso, in una quasi sera qualsiasi di un inizio anno qualsiasi. E io non mi sposto. Mi prendo il peso delle parole che non dici, e di quello che vorresti. Me lo cucio addosso senza averne visto le forme, che mi fido sempre di quello di cui non dovrei, ma lo faccio perchè i sentimenti valgono piu della testa, in ogni modo possibile. E da questo non mi schiodi.
Ti ho detto delle mie mille vite sotto i piumoni, dei miei 800 baci rubati e delle mie fobie per gli amori che non finiscono mai. E tu non mi hai risposto.
Scena muta. Come quando sei corsa via da quel letto, che io non avevo capito, e mi sembrava tutto bellissimo. Cosi bello, che dopo mi ero addirittura sognato un Crispy McBacon mangiato con la testa poggiata sulle tue gambe coperte per metà da quegli shorts strappati che ti piacciono tanto. Ma tu te ne eri gia andata, prima di ordinare. Sono un re, perchè adesso suona Freddy, tu vuoi essere la mia regina che mangia patatine dopo l’amplesso? O forse dovremmo parlarne meglio? Perchè quando parlo di me, automaticamente parlo di te, e allora parlo di noi. Che siamo belli, solo se stiamo insieme. Anche se insieme non è il posto giusto. Per noi dovrebbero inventare un posto apposta. Ma non succederà mai, ammettiamolo. Allora prendimi le mani, e io prendo le tue con lo smalto mezzo tolto, e stiamocene qui, in questo spazio che è come un divano regalato, solo nostro appunto. E facciamo mattina. A dirci che il vento può anche soffiare e il sole può anche nascere quanto e come vuole, ma noi restiamo noi, e non ci alziamo. O meglio. Ci alziamo solo per andare da Mcdonald’s.