Come le principesse.

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Era lì, ferma. Mentre a febbraio pioveva quasi sempre, e il sole si stava preparando per il turno dell’estate. Quel centro commerciale sentiva la crisi dei soldi, ma non quello degli sguardi. Pochi incassi, e tanta gente.
Lei ci andava, perchè l’ultima volta, lì, prima che se ne andasse, c’erano stati insieme, a guardare mutande e reggiseni, e aveva deciso che quello era il centro commerciale degli amori. Gli era andata bene una volta lì dentro, e sarebbe potuto succedere di nuovo. E allora, perchè darsi per vinti? A quell’età poi. Che era bella come i ciliegi e profumava come la primavera quando arriva in ritardo, dopo un esame andato bene. Se lo chiese una mattina, che il sole dell’inverno aveva tardato un pò, e la città si svegliava mentre si stiracchiava le vetrine dei negozi. E poi all’angolo tra la tabaccheria e il supermercato facevano il gelato buono, lo prendeva anche a febbraio, che era una di quelle senza dogmi, senza stereotipi dei gelati negati d’inverno, e dei pigiami d’estate. Caffè, e pistacchio. Odiava anche i dogmi dei gusti con le stesse radici. Odiava un pò tutto, in un modo dolce. E odiava anche lui, che se ne era andato un sabato di Gennaio, che aveva anche nevicato, e le aveva fatto una di quelle promesse che se hai il coraggio di farle, poi devi anche avere il coraggio di mantenere, e lui, in quanto a coraggio, non era. Pensava, e lo odiava sempre di più, perchè se ne era andato, quel sabato di Gennaio, e l’aveva costretta a restare lì, da sola, nel centro commerciale degli amori, come una principessa, che profuma di primavera, che aspetta il suo principe azzurro, da Calzedonia.