Ho incontrato l’alba. E mancavi tu.

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Sono le 7.53 mentre tiro giù questo scritto. Ed è giusto che voi sappiate: mi manca la mattina presto. Mi manca la notte, quando poi diventa giorno, e io me ne accorgo. E poi mi manca il viaggio di ritorno dal locale, con me che parlo, e chiedo, e non la smetto, e lui che dorme, con la testa poggiata sul braccio appeso. Parlare, mentre il buio si stanca e se ne và da questa città, che coperta da queste parole sembra più grigia di quello che è sul serio. Che poi per scoprire bisognerebbe solo andare, anche senza obbiettivi.

E’ mattina presto, io sputo le mie sentenze, mi manco anche un pò da solo, lui ancora dorme qui accanto, e io lo guardo, e sorrido. E mi accorgo che gli voglio bene.

E’ mattina presto, e, Dio quanto mi manca tornare indietro, e guardare che il mondo si sveglia, anche di mercoledi mattina, mentre tu stai andando a dormire, e in radio passano sogni di Rock’n’Roll, e pensi che quel Rock’n’Roll ti lascia più dolori di quando avevi il motorino e non morivi mai, e maledici il mal di piedi.

Ho visto i ragazzi, con le cartelle in spalla, o quell’uomo con la barba bianca e la valigia. Ho pensato che mi manca disegnare destini, o solo ore successive. Mi manca scoprire che è quello che amo fare, immaginare.

Rincasare, e tirare tardi. La colazione, e la schiuma del cappuccino a parte, che dicono che qui è casa anche se torni ogni tanto. L’abbraccio che dice che anche questa notte, diventata mattina, è andata, e che non avremo rancori. Apparte quel cielo. Si. Perchè mi mancava l’alba. E questa mattina avrei voluto vederla di fronte ad un panorama, seduto su un cofano a fumare, anche se non fumo, con la stessa attenzione con cui guarderei un Velasquez.

E visto che mi mancava ho deciso di guardare bene. E allora, mentre guidavo, ho visto i colori.

Così mi sono perso in quel secondo dove tutto è incastrato perfetto, e la mattina si ferma, e ti viene quasi voglia di piangere, che sembra impossibile. Ho pensato che quei secondi sono lotterie vinte, e che l’alba mi mancava ancora di più. Poi siamo arrivati, ho dovuto svegliarlo senza fargli vedere che gli voglio bene, e l’ho vista. Era lì. Dietro quella casa, e quel verde infinito. Che se ne stava quasi andando. E allora ho lasciato perdere tutto. Ci siamo così inciampati addosso, che la soluzione era una soltanto: in realtà, io e quell’alba, ci stavamo cercando. Volevo dirtelo in ogni caso, l’ho guardata bene, ed era bellissima, e perfetta. L’ho guardata bene mentre si stringeva addosso i colori che piacciono a me. E allora in quel secondo, ho pensato che ci sarei potuto morire dentro, che in quel secondo c’era tutto, non mancava niente. O quasi.

“Svegliati, che siamo arrivati”.

“Ah, ho incontrato l’alba, ha detto che mancavi tu”.