L’amore è sordo, non cieco.

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Era ferma sul divano, con la tazza del tè in mano e lo sguardo nel vuoto. Perché in realtà l’amore finisce, quando non vuoi magari, o quando non te lo aspetti forse, ma è la fisiologia a dirlo, e anche un pò la statistica. E non potete farci niente. Come? Probabilmente il come è chiuso nel momento stesso in cui succede, ma è solo fantasia la mia, non lo sò come succede la fine, però sò che io me lo sono immaginato come una grande pinza, tipo quella delle macchinette acchiappa peluche, che mentre sei a via condotti a fare shopping mano nella mano e pensi che forse ti è finito l’amore ti pesca, per la testa oltretutto, e prima ti scuote un pò per vedere qualche goccia è rimasta, se è solo un errore di pensiero, ti mette in controluce come si fà con le bottiglie dell’olio, e poi se è finito sul serio stringe la presa e ti porta via, sul divano, mentre ti vola la giacca. Così. Perchè a dire il vero sarebbe giusto. Allontanarsi all’istante, subito. Mentre maledicevi il caldo e il periodo dei saldi. E non stare lì a trascinare i cuori molli, non siamo mica dei buoi noi, non abbiamo mica la patente per i carri che portano gli amori morti. In ogni caso, il suo era così morto che il divano non era bastato a impreziosire la scena, e allora ci mise del il silenzio e del thè verde, cinese. Quello col retrogusto di castagna. Forte come il retrogusto degli ultimi baci che aveva dato, prima che arrivasse quell’enorme pinza a tirarla via. Gli aveva anche fatto un pò male alle orecchie, tanto che quando la pinza mollò la presa, e fù libera da quel casco di metallo, gli venne da sgranchire le mascelle e da farci quel giochino con i mignoli. E quell’aprire e chiudere la bocca e quel su e giu velocissimo col mignolo non bastarono molto, infatti il mal di orecchie gli restò per un pò, e per tutto quel pò non sentì più nulla. Nemmeno l’amore, nemmeno le parole e nemmeno la musica. Per l’amore e le parole si preoccupò parecchio, quasi subito, e per la musica invece molto meno, fù il male minore, perchè le aveva contate, e quella era la delusione numero 187. Si, avete letto bene. Voglio dire, è un bel numero, è quasi 190, che è quasi 200. E allora la musica non gli serviva più così tanto, non la preoccupava perchè si era innamorata così tante volte, che alla fine, non erano rimaste più canzoni da dedicarle. Da quel giorno cominciò a dire in giro che il proverbio era una cazzata, e che l’autore era uno così coglione che probabilmente aveva amato un numero di volte che era quasi 1, e che quindi era molto meno di un dilettante. Perchè in realtà l’amore era sordo, e non cieco.