Bella. Praticamente uno specchio.

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Ti ho vista. Ed eri come me. Anche se io, le persone, non sò descriverle, non sò capirle. Almeno del tutto. Del tutto riesco solo a sentirle, e allora ti ho vista, e forse un pò, anche sentita. Ti ho vista e forse un pò sentita che era un pomeriggio tardi, eri di profilo, e il sole se ne stava andando. Su una spiaggia, mentre fissavi il centro esatto del sole che cadeva perpendicolare sull’orizzonte della linea del mare. Avevi un cappotto beige, che sembrava ti pesasse, una sciarpa verde, e quegli occhiali poggiati in testa, come a non volere barriere tra te e quel tramonto. E poi quegli occhi belli, illuminati. Dietro, le persone, facevano le loro cose e non s’accorgevano di nulla. Io si. E tu anche, perchè eri come me. Non si accorgevano che il mare quasi ti toccava i piedi, ma tu non sentivi le onde. Poi ti ho vista di nuovo, anzi, ti ho sentito, ed era un’altra foto, che devi aver fatto da sola. Quel cappello grande, come se volessi delimitarti lo spazio, e lo spazio di un cappello, di solito, significa poco spazio, quasi sempre significa “avvicinati”, o “stammi vicino”. Ti copriva addirittura gli occhi, perchè forse non volevi che lo capissi, ma eri come me e volendo avresti potuto coprirti anche il resto, non avrebbe funzionato. In mezzo a tutto quel bianco e a tutto quel nero poi mi sono fissato sulle labbra, su quelle crepe piccole che ti tagliavano la bocca, sul quel naso, e su quella clavicola coperta d’ombra. E quell’espressione seria, l’ho sentita. Mentre tutto diceva che quegli occhi grandi hanno dentro un mondo. E allora ho cominciato a immaginarti, mentre leggi un buon libro, perchè sei come me anche oggi. Ti ho immaginato mentre bevi del vino, rosso, e ti metti alla finestra mentre sta piovendo, che è una delle cose che mi piace fare di più. O mentre sorriderai a tuo figlio, anche se adesso non trovi nessuno, mentre gli infilerai lo zaino e gli darai il bacio prima che vada a scuola, perchè anche domani sarai come me. Ti ho immaginato a dare amore, e a prenderne il resto in spiccioli di taglio piccolo. Ti ho immaginato in quel reggiseno e quegli slip, e anche molto, in piedi, davanti allo specchio, mentre scegli il vestito per uscire, e non ne va bene uno. Oppure ti ho immaginata mentre ascolti Marvin Gaye o Einaudi, o quella musica che non ascolta quasi nessuno, perchè la musica è una delle cose che mi fa sentire che sei come me. Ti ho pensata mentre studi, mentre scrivi, mentre vivi, mentre guardi un film la domenica pomeriggio, o una sera qualunque perchè volevi un abbraccio che non è arrivato, e gli abbracci mancati si compensando coi film perchè spesso è come finire una storia. Ti ho immaginata mentre fai la fila alla cassa, e ti sistemi i capelli perchè il cassiere è molto figo. Poi ho sentito la bellezza delle persone senza guinzagli, come te, che hanno il coraggio. Il coraggio inteso come tutto, soprattutto il coraggio di pensare, e di non essere come gli altri anche se essere come gli altri è l’unica scelta possibile. E adesso io mi sono accorto di te, mentre stringi i pugni nelle tasche della tua giacca beige, perchè il freddo si sta facendo pungente, e tu vuoi solo andare al caldo, perchè sei come me. Magari quello di un camino che ci si sta bene a parlare, o una doccia col miscelatore a un pò più di metà, verso il rosso, la temperatura giusta a sciogliere i pensieri. E’ tardi? Forse si, o forse non lo è mai. E forse ci è riservato qualcosa ma ancora non lo sappiamo. Nel frattempo, io mi accorgo di te, che sei quello che cercavo girando nel mondo e invece era proprio dietro casa mia, più o meno a soli 6km. Mi accorgo di te che sei quello che avrei sempre voluto. E a questo punto me ne resto in un angolo, a fermare le parole che ti descrivono meglio, a guardarmi allo specchio a e immaginare che come me desideri più sentire che essere. E da qui, anche se non si vede così bene come vorrei, più ti guardo e più ne sono quasi sicuro. Sei esattamente come me.