2009.

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Ve lo ricordate il 2009? Ci ripensavo poco fà. Per me fù un anno strano. Bello a suo modo. Cominciò con dei dubbi atroci e si concluse con un capodanno passato a capire chi ero, in un bagno, mentre fuori sentivo le voci dei tutti, che contavano da 10 a Buon anno. Certo che però tra quei dubbi e il capodanno ci passò un mare in mezzo quell’anno, e quel mare a tratti, era anche un pò incazzato. Direi che in mezzo a quel mare ci fù uno degli anni più altalenanti che potessi vivere. Era l’anno che abbiamo passato tutti, quello dove ti trovi a farti i conti in tasca e a capire davvero se allora puoi restare a galla, o se ahimè, saranno cazzi. Anzi, Cazzi, con la C maiuscola. Fù strano a partire dalla fine del liceo, per arrivare alla frustrazione di non trovare uno straccio di lavoro, trovarlo e pentirsi amaramente di non aver continuato a studiare, e poi l’estate. Stavo pensando che nella fase della mia adolescenza quella non deve essere stata un estate come tante, più probabilmente quella fù L’estate. 9 su 10 Quella vinse su tutte quelle precedenti e successive, si. Anzi, non sono per cose definitive, diciamo che sicuramente è in top 3. Quella del 2009, praticamente, fù l’estate che ogni individuo diciannovenne sviluppato presente sul globo terrestre, dovrebbe vivere, (e non è presunzione, anzi): Passai ogni giorno, e dico ogni giorno, con gli amici a dire cavolate in piazza, a girare notti intere, a fare cose apparentemente senza senso, che poi il senso lo prendono solo anni dopo. Quell’anno nonostante le mie previsioni di bilancio erano pari a quelle di un’azienda in procinto di fallire ancora prima di aprire i battenti, ci uscì anche una supervacanza, che infatti fù a scrocco almeno per il 60%, alla quale io non avrei nemmeno dovuto andare, salvo poi scoprire, al ritorno, che se non l’avessi fatto, l’avrei rimpianto, forse addirittura per sempre. Che poi è sempre così. Partimmo in 5, destinazione Puglia, e NO, il samsare non c’era ancora, e in ogni caso a noi avrebbe fatto comunque cagare. Mi accorsi solo dopo che in quella settimana non scattai nemmeno mezza foto, che per uno come me è sintomo di morte imminente, può mancare tutto ma non le foto, e dopo mi accorsi anche che forse non lo avevo fatto perché io “le foto della puglia” l’avevo scattate, ma le avevo impresse in testa in un modo che nemmeno una reflex da 38.000€ avrebbe potuto eguagliare.

L’arrivo al camping, la casa, la cucina fuori alla porta, l’insegna “spiaggia Lunga”. Mi ricordo della catasta di pentole che nessuno voleva lavare e che infatti nessuno lavò. Mi ricordo delle salsicce col sugo alle 6, le sveglie a mezzogiorno e il latte e caffè a mezzogiorno e un quarto. Gli asciugamani stesi. La camera. La discoteca. I letti separati e le notti dormite a metà perchè l’altra metà la usavo per far smettere di russare il compagno di stanza. Gli animatori, sopratutto quella col culo disegnato, costume giallo e capelli lunghi, gambe lunghe, tutto lungo. Mi ricordo quella notte finita a dormire sulla porta a vetri del bar ad aspettare che qualcuno lo aprisse per comprare quei cornetti che facevano cagare, ma dopo quell’attesa erano i più buoni del mondo. Se non altro per non ammettere che avevamo toppato. Le passeggiate in spiaggia che non finivano mai, che quando si arrivava alla palafitta si tornava indietro. L’acqua trasparente. Le rincasate verso lo stabilimento. Mi ricordo addirittura il barista del villaggio, che una delle prime sere ci aveva preso a bene, e non poteva essere diversamente, che dopo il terzo long island avevamo cominciato a lasciargli delle mance serissime e inconsapevoli, che se ci penso piango ancora tantissimo. Ma comunque i primi tre cocktail possiamo assicurarvi che erano Long Island. Quella poi fù la notte in cui lui, quello dei letti separati che russava e della mezza nottata passata a farlo smettere, vide delle grosse tette a bordo piscina, che poi si rivelarono grossissime a mente sobria. E’ untile dirvi che da buon amico mi toccò fare da spalla, e per farvela breve mi ritrovai, molto brillo, di notte, in una piscina a 600km da casa, a conversare di discorsi che non capivo con lui che faceva il simpatico, e io che cercavo di tenere dritta la testa. Fù una delle cose più belle e normali che abbia mai fatto. Tornammo verso il villaggio tutti insieme.

Poi, più di tutto tutto invece, mi ricordo di una delle ultime notti. Andammo sugli scogli, e restai li, fino all’alba, con gli occhi piu belli che avessi mai potuto guardare. E anche con il culo piu bello che avessi mai visto a dirla tutta. Comunque quando si fece giorno ricordo di aver avuto la sensazione che fosse una cosa che non sarebbe più successa. Gli stavo abbracciato in un asciugamano che nascondeva un miliardo di segreti. Quella mattina tornammo a casa da soli invece. Mentre il cielo si schiariva e le spiagge si riempivano. Ricordo che mentre andavo verso il mio bungalow a piedi scalzi con le mani in tasca sorridevo, e pensavo che me ne sarei andato da quella punta di mare con uno ricordo così bello che se i ricordi si potessero stampare e incorniciare ci avrei fatto un ingrandimento, e non uno qualsiasi, un 140×160, su tela. E non perchè c’era stato qualcosa, ma perchè lo avevo sentito.

E quindi nulla, finì così quella vacanza, con una gomma quasi presa a fuoco mentre tornavamo a casa, sull’autostrada. Finì a ridere, a cantare e a dormire. Fino a che una volta arrivati ci svegliammo da quella stanchezza e ci salutammo per tornare a casa che era l’alba. E allora visto che non gliel’ho mai detto volevo farlo ora, anche se col mio solito ritardo, che è sempre così, gli anni li diamo per scontati, e poi ci dimentichiamo sempre di ringraziarli, che a riguardarlo, quello se lo meritava sul serio. Grazie 2009, grazie dei ricordi.