Fermo sulle mie introspezioni.

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Le 18.00. L’ora giusta per tutto. Sopratutto scrivere. Sopratutto a Dicembre.

Si è fatto buio, e le luci fuori si sono accese, stanno cambiando i cartelloni pubblicitari alla fermata qui sotto, fa freddo, e mi manchi, sopratutto perchè è quasi natale. L’odore in particolare, e quei maglioni morbidi, lunghi sulle maniche. Che poi, a essere sincero, se ti vedessi farei anche scena muta, e ci starebbe, ci starebbe ma non sarebbe nemmeno colpa mia, sarebbe colpa del tempo. Che mi scolorisce le cose, sto stronzo. Si diverte con poco. Piu che altro farei scena muta anche perchè un pò te lo meriti, che l’ultima volta, per salutarmi, hai alzato una mano e sembrava avessi anche faticato, e allora mi vendicherei tenendo il broncio e non proferendo parola, cosi ti impari, a limitarti, ad alzare le mani, senza saltarmi sulla macchina fermarmi e abbracciarmi. Che poi bastava anche cosi poco. Ho anche improvvisamente scalato dalla quinta alla seconda che a momenti mi tamponano, e oltretutto l’ho tenuta per un bel pò sperando di vederti cadere sul parabrezza. Ma tu eri piu impegnata ad alzare la mano. Ma non porto rancore. Fattostà che comunque passerà un altro natale lontano, mi scriverai, e io non ti risponderò mandandoti a cagare. O forse no, perchè natale mi fa sempre un certo effetto. Ma è possibile, sappilo. E se lo farò mi batterò anche le mani, sappi anche questo. Che mi manchi, ma te lo meriti. Vorrei vedere te ad affogare in una vita piena di ricordi fino all’orlo. Ah, e sappi anche che io non ti scriverò per primo eh, nemmeno fossi ubriaco e mi lasciassero il telefono in mano. Dici che faccio lo stronzo? sono stronzo? Mettiti nei miei panni. E Comunque l’amore si vive di pancia, non di testa, lo sò perchè l’altro giorno la nonna era a pranzo da noi e allora gliel’ho chiesto e me l’ha confermato, e se lo dice la nonna, è finito il discorso, è così, non puoi ribattere. E’ di pancia, punto. Che poi mentre me lo diceva mi è anche venuto di pensare al nonno, malato cronico di gastrite. Ma lascia fare, lui sul serio ci prendeva un pò tutto. Ma comunque, volevo solo dirti che non farò nemmeno un gesto verso di te, mettitelo in testa. Si, anche se non sono nella posizione di farlo, perchè dubitare, sopratutto se parliamo di queste cose, spesso equivale a.. non lo sò a che equivale, adesso i paragoni mi vengono male. Ma comunque, te lo dico, non muoverò un dito. Nemmeno il mignolo, che ogni tanto mi si muove da solo da quando ho avuto il tunnel carpale. Nemmeno quello, quindi figurati quanto è grave. Era giusto che lo sapessi. Resto immobile, fattene una ragione. Ah, e cerca anche di non farti vedere per strada se puoi, te lo dico. Ma non per nulla, perchè io immobile ci resto anche, non scrivo, mi fermo le dita e il mignolo, solo che se ti incontro e fai la stanca e alzi la mano, stavolta, fermo la macchina, scendo, e ti casco addosso io. Anzi, vengo li, ti abbraccio, e ti do anche un bacio forse, che non te l’ho detto, ma stando quassù ho scoperto che ogni tanto, mi piace farmi del male.

P.S. Anche oggi dovevo scrivere il libro, e invece ho scritto di te. Hai rotto i coglioni, ma hai degli occhi bellissimi.