Perdersi.

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Spesso siamo cosi piccoli che il mondo non si accorge nemmeno che stiamo arrancando. Non se ne accorge perchè non è attento, e non ha bisogno di esserlo, colpa del troppo correre.

E allora ci perdiamo nel pomeriggio tardo, dove c’è ancora abbastanza luce per poter vedere i contorni chiari delle nuvole, e la pioggia è appena passata. Camminiamo senza avere un posto preciso dove andare, le nostre spalle strette si ripararano dal fresco delle sei, le nostre mani chiuse nelle tasche si stringono, e il nostro sguardo perso sembra dire “portami con te”.

Ci lasciamo perdere, che l’unica soluzione che si ha è smettere. Che sia smettere di pensare, di fare, di ridere, di guardare dritto, è uguale, ma importa smettere. Spegnere. E andare. Trovare qualcuno a cui dire “portami con te”, “tienimi la mano”. Arrivare a riva, quando pensi ancora di essere in mare aperto.

Mi sono perso in questo pomeriggio tardo ancora una volta. Ma ora è già l’ora del tramonto, rilasso le spalle, sciolgo i pugni, e domani tornerò a cercarti.