Me la ridai perfavore?

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Lo sò che mille volte ho detto che non ti avrei piu scritto, ma chi usa “mai” e parla d’amore non dice la verità neppure a se stesso.

Allora sto qui, su questa terrazza ferma, col vento e il giorno che sta per chiudere bottega. Ha appena piovuto, le pozzanghere riflettono, l’asfalto tira fuori l’odore di bagnato, fa fresco e i giorni si sono allungati abbastanza da stancare i bambini e farli crollare dopo cena.

Te lo ricordi? Io si. Il vestito nero, io che arrivavo, il compleanno di tua sorella. Gli occhi che ridevano, e la bocca anche.

Sono bravo a ricordare, io. Sono quello che ricorda tutto, sopratutto le cose belle, quelle che quasi sempre poi quando le rispolveri ti fanno venire il respiro affannato e qualche dolore che non riesci a definire.

Ho letto di una cosa poco fà, parlava d’amore. E allora t’ho scritto, perchè quando si parla d’amore mi vieni sempre in mente. Diceva di ricerche. Diceva che i baci più impirtanti generano esplosioni paragonabili a undici bombe atomiche, e allora m’è venuta in mente quella terrazza e te vestita di nero, bella come la notte.

M’è venuto in mente tutto quello che ho avuto da te. Come se non fossero bastati tutti questi anni.

Allora volevo dirti che sono venuto a riprendermi le mie cose, l’ultima scatola, quella con sopra scritto il tuo nome e il mio col pennarello nero, indelebile. Vengo a riprendermi la scatola e a togliere il gancio che mi teneva legato. Allento le dita, che ormai ti tenevano solo per inerzia. La tua scatola invece è più bella adesso, me la ricordo, e l’ho vista qualche tempo fà, coi fiori, e tutte quelle cose dentro.

Allora mi riprendo la scatola, la mia, lasciaci dentro qualcosa se puoi. Mi basta anche quel vestito nero, o qualche sorriso o insulto che avrei voluto e che non mi hai mai dato. Fallo ora, potrebbe aiutarmi a farmi sentire meno mediocre.

La apro quando sarò a casa, che almeno se sarò felice, tu non sarai soddisfatta.

O forse la tengo chiusa, devo decidere. Ho un pò paura.

In ogni caso, me la riprendo, e cancello il tuo nome.

Che adesso, c’è posto solo per me.