Mi ha visto, e non c’era mai riuscito nessuno.

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Ho conosciuto tua sorella.

Non è uno di quegli stupidi insulti, o giochi. L’ho conosciuta davvero.

E’ straordinaria, davvero: ha il dono di tenermi al caldo e in vita. Mi mette le mani tra i capelli, li percorre, scivolando fino alle punte, con attenzione, e i suoi occhi diventano lucidi che ci potresti tagliare la notte. Sussurra piano quello che va detto e quello che non va detto, lei, non lo dice mai. E quel mai è un mai di pura bellezza.

E’ davvero in gamba, tua sorella. Ha questo modo tutto suo di elevarmi all’ennesima potenza, conosce la matematica degli uomini, lei, la potrebbe insegnare, in un certo senso, lo fa e staresti ad ascoltarla per ore mentre smonta e rimonta i tuoi pezzi, i tuoi numeri e i tuoi segni, li traduce e inventa calcoli nuovi, impensabili fino a quel momento.

È così sensibile, tua sorella. I minuti e le ore e i giorni e i mesi li bacia uno per uno, prima di infilarmici dentro, dolcemente, senza forzare, senza mollare.

Tempo fa ci parlavo, eravamo distanti pochi centimetri, totalmente irrilevanti, ma si è fatta più vicina, per respirarmi il fiato e la voce, per prendersi tutto, per darmi tutto. Anzi, di più. Che tutto è un concetto un po’ troppo mortale e niente è davvero irrilevante.

Così, senza pensarci su, ha creato una strada dove non c’era nulla e dove non c’era neanche posto per una strada, poi mi ha detto: “passeggia qui, principe”. Io ero incredulo, come tutti i principi. Allora mi ha mostrato come si doveva fare, come sistemare il passo e il vestito. Ha tolto la polvere, aperto le tende, sorretto la schiena, spalancato le porte, colto i fiori.

A volte, diventa forte, fortissima, tua sorella, non nei muscoli, ma nella postura, sta tutta dritta e sà, mi afferra e mi scuote, mi raggiunge, finché non rido o piango o mi metto di profilo. E spariamo. Sembra piacergli molto, sembra nata per questo.

Ora, io lo so che tu non hai una sorella, ma, ti prego, stasera, quando la vedi, digli che la saluto.