No, ma sei tu davvero?!

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Questa devo raccontarvela, è una di quelle cose che capitano di rado, forse qualche misera volta nella vita, e se non la dico particolarmente a voi e la dicessi a qualcun’altro sarebbe come buttare perle ai porci: Ieri sera, tramite un conoscente mi invitano ad una partita, qui in Germania, uno di quei match che noi definiamo “Scapoli-Ammogliati”, è tanto che devo toccare un pallone, così tanto che temo fermamente che se accettassi farei una fine e una figura degna del peggior Eduardo in maglia viola a fine carriera, di conseguenza dall’alto della mia scellerata paura, accetto. Arrivo al campo già dotato di fiatone, bel campo, grande come me lo ricordavo, verde come ne ho visti pochi. Preso dalla voglia probabilmente mi accorgo che sono uno dei primi arrivati, tra cui il ragazzo che mi aveva invitato, nel chiacchierare cominciano ad arrivare i restanti, finchè una macchina nera e lunga, nella totale normale indifferenza posteggia davanti al bar, bella macchina, la guardo, uno dei ragazzi, in rigoroso accento tedesco esclama una frase del tipo: “Sono arrivati, siamo tutti, andiamoci a cambiare” che io interpreto e capisco esclusivamente perchè tutti prendono le borse e si dirigono verso gli spogliatoi. Prendo la borsa per ultimo, mentre le porte di quella macchina nera si aprono, e escono due ragazzi, alti, guardo bene, uno dei due è vestito peggio di un agente Tecnocasa, e d’istinto mi viene fuori un “CAZZO, ma tu sei Crippa!”. E bene si signori, MASSIMO CRIPPA! alias “Il Marchese”: capello unto alla Bubu Evani, con indosso una giacca in taffetà di Renato Balestra che neanche il Lentini dei tempi d’oro avrebbe osato rendere pubblica. Colui che Lucianone Moggi, per tre pezzi di purissima e il numero di Ela Weber, spedì, in chiusura di mercato, dal Torino, al Napoli di Ottavio Bianchi dove grazie al suo naso pronunciato divenne ben presto noto alla sanità con il soprannome di “Formichiere”, si narra che il suo fiuto sopraffino era in grado di scovare tracce di Lexotan e ammoniaca prim’ancora che la barella approdasse al porto di Bagnoli. Successivamente Maradona lo fece suo scudiero, ed entrò nel clan dei Leader di quel Napoli nonostante nel campionato 90/91 avesse rischiato il linciaggio per essersi imprudentemente inculato, in una gang bang con Garella e Romano, la moglie di Renica. Massimo Crippa ragazzi, colui che in campo si distingueva per i tackle a piedi uniti, le Pantofola d’Oro con i lacci rilegati a quattro giri sulle caviglie e l’alito al Baileys facilmente infiammabile. Uno di quegli idoli di un calcio che non c’è piu. Io, esaltato come un bambino, lo saluto e comincio a parlargli a raffica, anche spinto dal fatto che qui è uno dei pochi a capire l’italiano. Con la faccia scoglionata entriamo insieme negli spogliatoi. Ma è durante il Match che avviene tutto quello che succede poche volte in una vita: Massimo “Tiro tutto” Crippa, il re del “O palla o piede” riceve un paio di sgambettate da uno degli avversari, un massiccio terzino tedesco fisicamente paragonabile ad Enrico Annoni ai tempi di una nostalgica Roma targata Carlo Mazzone, che ovviamente non sà chi ha di fronte, e che sull’azione successiva, quando Massimo stoppa il pallone con la suola e lo fa passare tra le gambe dell’avversario lo falcia da dietro con uno di quei calci che farebbero onore alla versione piu greve di Antonio Carlos Zago. Alchè lui si alza, e in uno stretto dialetto brianzolo e con una classe di altri tempi con tanto di dito puntato e testa ciondolante se ne esce con un: ” ‘Scolta, io compro alla tua società il tuo cartellino e lo appendo in camera mia, e immagina che sto cercando di trovare un modo giusto e indolore per non farti piu giocare. Poi quando vuoi giocare a calcio vieni qui e ti faccio andare in campo: Solo per tagliare l’erba a mano però”.
Boh, Fate voi, io ho riso fino a fine primo tempo come un’ebete. Poi a fine partita me sò reso conto che ho giocato co uno che ha giocato co Maradona. Sto ancora male.

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