Una pizza in più, anche se non torna indietro l’acqua.

Video

Sperare. Non costa nulla, è vero. Sopratutto all’inizio di un anno nuovo. Ma diventa anche difficile quando tutto prende una brutta piega o comunque la piega che noi non avevamo immaginato.
Una delle soluzioni a tutto questo sarebbe aiutarsi, ma anche il senso dell’aiutarsi ha preso una brutta piega, oggi. Se penso alla speranza mi viene in mente quando mia madre lasciava le chiavi sulla porta di casa, è un immagine fissa. O se penso alla speranza, da cinque minuti a questa parte, mi viene in mente questo video. Quante volte vi è capitata una di queste azioni? e quando vi è capitata, che sensazione avete provato? io mi sono fatto sta domanda, la risposta non la dico, perchè quella è personale, ce n’è una per tutti, però qualche volta mi è capitato; Ne ho contate un pò, di queste volte in cui mi sono preso il tempo di aiutare qualcuno, e ovviamente pur non facendo di me un santo, questo è diventato inevitabilmente uno spunto di riflessione: come sarebbe se ci prendessimo il tempo per aiutare? Occhio, perchè questa non è un omelia o una lezione di vita eh, solo un pensiero, non voglio spingervi ad aiutare, anche perchè un aiuto forzato è una cosa stupida, voglio solo raccontare e condividere con voi.
Verso i 14 anni ho deciso che avrei fatto quello che mi sentivo di fare senza pensare alle consegueze, e una delle cose che mi sentivo di fare era aiutare, anche con gesti così, anche se nulla sarebbe tornato indietro, e se adesso ci penso alla fine non è tornato indietro niente, ma penso anche a come è stata la sensazione dopo averla fatta, forse il bicchiere d’acqua alla fine di questo video è quella sensazione. La sensazione che hai fatto il giusto, in mezzo a duemila cose sbagliate contro cui combatti ogni giorno. O forse no, perchè magari tu che stai leggendo sei uno che evita, che poi sotto certi aspetti non è nemmeno sbagliato evitare, ma facci caso, 90 volte su 100 ( e sei stai negando sono 100 su 100 ) invece di combattere le cose, le contesti soltanto, e poi ti rimetti sul divano, e cambi canale.

Comunque, quando avevo 14 anni, un pomeriggio, decisi che avrei fatto così, per qualche mese ce l’ho fatta, cercavo di fare del mio meglio, il giusto, quando e se potevo, se era opportuno e se serviva. Stavo bene con me stesso, poi per strada mi sono perso per colpa dell’ansia, e tutte le cose che adesso mi perseguitano, ho perso anche il controllo della cosa e sono diventato presuntuoso, e sapientone, ho cercato di ritornare sulla strada giusta, ma poi mi sono perso, e mi sto ancora cercando, ma questa è un’altro discorso, era solo per dire che il confine tra aiutare e diventare eccessivi è anche parecchio labile alla fine dei conti. Dicevamo comunque, che per un pò ce l’ho fatta, e anche se mi sono perso, oggi un pò di cose me le porto dietro, i lati positivi sono quelli che si attaccano piu spesso, e oggi se posso mi sento di dover aiutare, ancora, di fare tutto anche se non torna nulla indietro, col tempo la concezione di queste cose l’avevo un pò perso, sono sincero, anzi, l’avevo perso del tutto, ma adesso ho trovato il capo della matassa, la sto solo districando, e sto a buon punto.

In ogni caso, credo che aiutare, senza aspettarsi nulla, fa bene, per mille motivi, fa bene perchè ti fa sentire utile, perchè la gente ha bisogno di poterti sentire, ha bisogno di contare sugli altri, è sempre stato cosi, per tutti, anche per quelli piu restii, e forse è anche il non aiutarsi che ha portato a tutto questo sentirsi inadeguati, al non sentirsi a casa; Ecco, uno dei motivi piu grandi per aiutare forse è proprio per riuscire a sentirsi a casa.

Una volta in quel periodo ho litigato con i miei, sono uscito di casa perchè ero nervoso, era l’ora di cena, ho preso una pizza, e ne ho offerta una ai barboni di tomba di nerone, quelli che stavano davanti alla “Papini” per intenderci, chi è di zona sà di che parlo.
Fate voi, sarò matto, ma a me un’esperienza cosi mi fà sorridere che nemmeno se girassi mezzo mondo.
Dici, che c’è da ride?! Si, mi fa ridere se ci ripenso, sorrido perchè è stata una delle cose piu figheche io abbia mai fatto in vita mia, ho scoperto piu mangiando una pizza per strada con chi per strada ci vive davvero quella volta lì, che in tante altre occasioni. Si, d’accordo, levaci il fatto che non lo farebbe nessuno, che è da scocciati una cosa simile, ma fatela và, fatevelo capità, poi me lo raccontate, se vedemo a cena, pure pe strada se ve và, e me lo raccontate.

In conclusione, parlo per me, la convinzione di voler aiutare gli altri non l’ho mai lasciata, e forse non l’ho nemmeno mai imparata (sono convinto anche che certe cose non si imparano, ma ci nasci per merito di chi ti cresce) e anche se 9 volte su 10 in sta vita c’ho rimesso, sticazzi. Va bene così. Sai quanto ci dovrò rimettere ancora? Anche perchè se non rischi di rimetterci, poi, “a tu fijo che je racconti”, come dice sempre mio padre.
E allora, siccome questa non è un omelia o un tentativo di convincervi ad aiutare, non vi dico nient’altro che grazie per essere arrivati fino qui ed avermi letto, forse quel bicchiere d’acqua è anche questo, sapervi vicini da ogni parte del mondo, e questo significa che qualcosa per qualcuno, anche se contestate senza combattere, lo state già facendo.

Io, comunque vada, mi sento a casa, e spero che anche per voi sia lo stesso.

Vi mando un abbraccio grande, di quelli stretti, che ce n’è sempre bisogno.

Cristian